22 febbraio 2019 - Ultimo aggiornamento alle 20.20
caronte manchette sx e dx dal 28/08 a fine contratto 17/11
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Ferma all'Ars la sessione di bilancio

Tfr dei regionali e finanziaria, i grattacapi di Musumeci

24 gennaio 2019

Mentre la Regione siciliana cerca i soldi per far fronte alla sentenza della Corte dei Conti che le intima di coprire il disavanzo da 2,1 miliardi, la sessione di bilancio resta al palo. L’Ars è ferma, con il Pd che pressa il presidente della Regione Mucumeci: “Se, come ormai appare evidente, saremo costretti a prorogare l’esercizio provvisorio – dice Giuseppe Lupo, capogruppo PD all’Ars –, tanto vale che il governo lo dica subito invece di tenere il Parlamento a bagnomaria a tempo indeterminato. Il presidente Musumeci prenda atto della realtà – aggiunge Lupo – invece di continuare a raccontare una finanziaria che non c’è”.

Nei giorni scorsi la giunta regionale ha individuato i capitoli di spesa da tagliare per reperire le somme, ma la ricerca non è stata indolore, con le opposizioni che adesso puntano l’indice contro il governo. Le decisioni dell’esecutivo siciliano sono cadute sul taglio del tfr dei dipendenti della Regione e sul taglio degli stanziamenti per le pensioni. Ci sono poi i crediti di dubbia esigibilità a ‘chiudere’ il cerchio, per un totale di circa 1,6 miliardi (gli altri denari dovrebbero essere ‘coperti’ grazie all’accordo Stato-Regione concluso nelle scorse settimane).

Anche in questo caso, però, non mancano le voci critiche con l’esecutivo: “Dopo aver attaccato i diritti sociali, il Governo Musumeci attacca i diritti dei lavoratori regionali – afferma il deputato regionale Claudio Fava, della lista Cento Passi -. La possibilità di richiedere un anticipo del Tfr non è infatti un privilegio ma un diritto di ciascun lavoratore, per far fronte a necessità personali quali possono essere le spese mediche o acquisto della prima casa. Si tratta di soldi dei lavoratori, non si un bancomat con cui la Regione pensa di colmare il disastro dei propri conti. Come per i fondi sottratti al sociale, ancora una volta, questo governo non riesce a trovare altre soluzioni che tagliare diritti”.

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Chi sa quante volte era ritornato su quel posto con la mente. Ci tornava costantemente rivivendo la stessa mattinata, sempre la stessa, per cercare dove quella volta aveva sbagliato. Aveva poco più che trenta anni e lavorava da sempre.