Torniamo bambini giocando a "Sciancateddu"? :ilSicilia.it

Un passatempo della nostra tradizione

Torniamo bambini giocando a “Sciancateddu”?

di
6 Marzo 2020

Vogliamo ritornare bambini con un gioco del passato, sempre di moda? Per fare ciò partiamo da Ezra Pound che, a proposito della Tradizione, disse: “La Tradizione è una bellezza da conservare, non un mazzo di catene per legarci”. E noi, che la amiamo molto, ci accingiamo a ricordare uno dei passatempi siciliani più amati, Sciancateddu, una vera e propria palestra, perché chi partecipava doveva essere allenato e dotato di grande equilibrio.

Sciancateddu gioco

I SUOI TANTI NOMI

Probabilmente risale all’antica Roma in cui era  chiamato il gioco del claudus, ovvero dello zoppo, da cui sciancateddu in siciliano  che ne rispecchia il significato. Prima di spiegarvi, dettagliatamente, le regole e parteciparvi tutti assieme appassionatamente, e metaforicamente, vogliamo elencare i tanti modi in cui è conosciuto e che mostrano la creatività, anche, linguistica di noi siciliani. Nel palermitano era conosciuto come ‘U Piruzzu; nel nisseno, Popò; nel messinese, ‘A Marredda; nel siracusano, ‘A Tringa o ‘A Trinca, e a Carlentini, ‘A Pulicinedda; nel ragusano, ‘U Tuornu; nell’ennese, ‘U Quatratu o La Quadrella e a Valguarnera, ‘A Chiavuzza; nell’agrigentino, ‘U Campanaru; nel trapanese, precisamente a Marsala, ‘A Settimana e ad Alcamo, Lu Torno; Ciappedde e Tririticchete, in molte parti, e a Catania, infine, U Sciancateddu, da dove siamo partiti.

Sciancateddu gioco

LE REGOLE DEL GIOCO 
In cosa consisteva questo passatempo che aveva come palcoscenico la strada? Per organizzare questo gioco, praticato non solo dalle bambine, si disegnava per terra un grande quadrato, diviso in altri dieci numerati in ordine crescente. All’inizio del gioco, il sassolino doveva atterrare al’’interno della prima casella, senza toccare nessuna linea o uscirne fuori, e il giocatore, su una sola gamba, doveva raccoglierlo, saltellare su un solo piede di casella in casella lungo tutto il percorso, senza mai entrare nel riquadro in cui era presente la pietruzza piatta. Raggiunta la casella finale, poteva fermarsi per, poi, voltarsi ed effettuare mezzo giro, rifacendo il percorso a ritroso, sempre rispettando la regola del singolo o del doppio appoggio dei piedi nel caso si  trattasse di due caselle affiancate. Lo scopo era saltare sopra tutti i numeri, posizionare il sasso nella seconda casella e così via finché non si sbagliava o vinceva.

Chiudiamo con la filastrocca che spiega il gioco

Uni, dui, tri, quattro,
facitimi fari stu quatrazzu
cincu, sei, setti e otto
portu a petra sinu all’orlu
facitimi arrivari a lu dumila
evinciri u iocu pi stasira.

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