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Palermo

la banda operava su scala trasnazionale

Traffico di esseri umani e armi, 17 arresti a Palermo: avevano rapporti con mafia e jihadisti | VIDEO

2 Luglio 2018

Carabinieri del Nucleo Informativo di Palermo hanno fermato, su disposizione della Dda, 17 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, al traffico di armi da guerra e al riciclaggio di diamanti, oro e denaro contante.

L’organizzazione criminale aveva rapporti con Cosa nostra, a cui vendeva armi, e col gruppo paramilitare albanese Nuovo UCK, legato ad ambienti jihadisti.

La banda gestiva i viaggi  dei migranti sulla rotta balcanica. Attraverso l’Italia, decine di persone, grazie alla banda, hanno cercato di raggiungere la Svizzera e il nord Europa.

La struttura criminale, che faceva capo ad indagati residenti a Palermo, ha sviluppato la sua operatività anche nelle provincie di Sondrio, Como, Pordenone e Siena, oltre che in Svizzera, Germania, Macedonia e Kosovo.

riciclaggio diamantiUno dei fermati dalla Dda di Palermo, che ha scoperto due organizzazioni criminali che organizzavano la tratta di migranti attraverso i Balcani verso Italia e Svizzera, gestiva un fiorente traffico di armi da guerra. Si tratta di Fatmir Ljatifi. Per gli inquirenti aveva la disponibilità di kalashnikov e bombe che avrebbe venduto anche a una cellula di combattenti del gruppo paramilitare “Nuovo UCK”, protagonista nel 2015 di un attentato commesso nella cittadina macedone di Kumanovo.

L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dai pm Gery Ferrara e Giorgia Spiri. Sette mesi fa Ljatifi è stato fermato dai carabinieri a Villabate di ritorno da un viaggio nel Kosovo. Il materiale che gli venne sequestrato – cellulari e pc – ha portato gli inquirenti a scoprire un traffico di armi e al riciclaggio di diamanti e di soldi bottino di furti e rapine. All’indagato sono stati sequestrati video dei diamanti commerciati, del denaro macchiato di inchiostro e delle armi commerciate all’estero.

Il 16 novembre 2016, il 27 settembre e il 20 ottobre 2017, inoltre, sono stati documentati tre incontri (due dei quali avvenuti all’outlet di Dittaino e uno a Palermo) fra Ljatifi, un altro fermato, Giuseppe Giangrosso, e un mafioso catanese indagato anche per rapina, traffico di stupefacenti e di armi.

Il 16 novembre ai summit avrebbe partecipato anche il nipote del capomafia di Belpasso, Giuseppe Pulvirenti, detto “u malpassotu”.

Su Twitter il ministro dell’Interno, Matteo Salvini:

Nel dicembre del 2016 è cominciato il monitoraggio del macedone Fatmir Ljatifi, che dimorando da tempo a Bolognetta (PA), collaborando con Giuseppe Giangrosso (palermitano originario di Roccamena) era stato posto “sotto osservazione” in quanto sospettato di trafficare armi dall’area balcanica, di riciclare denaro provento di rapine, nonché di immettere nel mercato italiano valuta estera di provenienza illecita.

Le indagini hanno consentito di far emergere l’esistenza e la piena operatività di due distinte strutture criminali, finalizzate al favoreggiamento dell’ingresso clandestino in territorio nazionale e in altri paesi dell’Unione Europea, di un numero indeterminato di persone, alcuni dei quali identificati, tutti provenienti dall’area balcanica, in cambio di denaro.

La prima, diretta da un gruppo di kosovari, alcuni dei quali stanziali in Italia (nelle province di Como e Sondrio) e altri in Svizzera, è risultata composta da Arben Rexhepi, Driton Rexhepi, Xhemshit vershevci, Ibraim Latifi detto Brraka, e dagli italiani Jlenia Fele Arena, Franco Mapelli, e Tiziano Moreno Mapelli. La seconda, la cui nascita è stata documentata “in diretta” dalle indagini è risultata formata da Giuseppe Giangrosso, Dario Vitellaro Dario, e i macedoni Fatmir Ljatifi e Dzemilj Dzaferi. 

In relazione al gruppo kosovaro e’ emerso che Arben Rexhepi, in qualità di capo del sodalizio e operando dal Kosovo, aveva il compito di reclutare clandestini per avviarli, sulla rotta balcanica, verso l’Italia; i clandestini, accolti in Italia da Driton Rexhepi, che opera attraverso la complicità dei sodali Xhemshit vershevci, Franco Mapelli e Tiziano Moreno Mapelli, venivano successivamente condotti in auto verso il confine con la Svizzera; Ibraim Latifi detto Brraka e Jlenia Fele Arena, in contatto con Driton Rexhepi, si occupavano di far transitare clandestinamente i migranti in territorio elvetico.

Grazie ai protocolli di cooperazione internazionale con la Polizia Cantonale Svizzera e grazie alla collaborazione con personale del Nucleo Informativo di Venezia, si sono documentati due distinti episodi di ingresso illegale nello Stato, seguiti da altrettanti spostamenti verso la Svizzera, di alcuni clandestini provenienti dall’area balcanica. E’ anche emerso che Arben Rexhepi è stato membro, durante la guerra nei Balcani, del famigerato “Gruppo del Comandante Teli”, un gruppo paramilitare dell’UCK attivo in area nel corso delle operazioni belliche dello scorso decennio.

Le indagini hanno anche dimostrato che Fatmir Ljatifi e Giuseppe Giangrosso sono stati gli ispiratori di una fitta rete di affari, finalizzati a riciclare ingenti capitali illeciti. Nello specifico, i due hanno costituito un’associazione per delinquere, convogliando attorno a se’ varie persone che possedevano competenze e contatti variegati al fine di commettere una serie di delitti in materia di riciclaggio transnazionale di: danaro provento da furti e rapine a bancomat;danaro da movimentare attraverso canali bancari; oro provento di delitti contro il patrimonio; diamanti di provenienza illecita.

kalashnikovNel corso delle indagini è emersa anche circostanza che Fatmir Ljatifi si è occupato di commerciare armi da guerra. Infatti, è stato documentato che l’indagato è in possesso di armi corte e lunghe da guerra (kalashnikov) nonché alcune bombe, parte delle quali ha recentemente venduto a dei soggetti in area balcanica. Uno è ricercato dalle autorità macedoni, in quanto combattente del gruppo paramilitare “Nuovo UCK”, protagonista di un sanguinoso attacco armato, avvenuto nel 2015 nella cittadina macedone di Kumanovo.

Il 16 novembre 2016, il 27 settembre e il 20 ottobre 2017, sono stati documentati tre distinti incontri riservati (due dei quali avvenuti presso l’Outlet Village di Dittaino e uno a Palermo) fra Giuseppe Giangrosso, Fatmir Ljatifi e un personaggio inserito nel contesto mafioso di Adrano (CT), in quanto coinvolto in varie vicende giudiziarie per associazione mafiosa, rapina, traffico di stupefacenti e di armi. Nel corso dell’incontro del 16 novembre 2016, avvenuto a Dittaino, è stato anche identificato un nipote del noto capomafia di Belpasso, Giuseppe Pulvirenti detto “u malpassotu”.

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