U Pani câ meusa: che bella invenzione :ilSicilia.it

Una bontà della nostra tradizione

U Pani câ meusa: che bella invenzione

di
15 Gennaio 2020

Ci sono settimane, come questa, che sono cibocentriche e trasformano la vostra Patti Holmes in una golosa Patti Chef che, attratta come una calamita dagli odori che si sprigionano nelle strade della nostra Sicilia, vi invita a fare tanti peccati di gola. Citando  la frase di George Bernard Shaw che recita: “Le cose più belle della vita (e mangiare lo è) o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare”, sfidando l’etica, la legge e la bilancia, non poteva che parlare del re del cibo da strada palermitano e siciliano è cioè, squillino le trombe, si stendino i tappeti rossi, sua Maesta “U pani câ meusa”, godimento dei carnivori. Prima di addentarlo, però, anche se virtualmente, raccontiamone le origini.

pani ca meusa

Origini del pane câ meusa

A Palermo, sotto la dominazione dei musulmani e fino al 1492, all’interno di un proprio ghetto, (denominazione originariamente nata in una zona di Venezia assegnata, nel 1516, agli ebrei e chiamata così per la presenza di un getto, una fonderia), viveva una comunità di ebrei dedita a varie attività, tra cui l’arte della macellazione  e dello spaccio che avveniva attorno alla piazzetta dei “caldumai“, i venditori d’interiora. Per ottenere carni pure, casher, gli animali dovevano essere macellati secondo riti ben precisi e per tale ragione, in città, esisteva un mattatoio per tale scopo. Gli ebrei, secondo i precetti della loro religione, non potevano accettare denaro per l’uccisione degli animali e venivano ricompensati con le interiora; ma come ricavare denaro dalle frattaglie ricevute?

Ecco che, con un colpo di genio, inventarono un piatto per i “cristiani” che si otteneva bollendo le frattaglie, per sterilizzarle, e vendendole per strada riscaldate nello strutto e messe in mezzo al pane. Questa leccornìa, che dimostra come la cucina siciliana sia per buona parte di origine casher, nonostante l’espulsione degli ebrei dall’isola nel 1492, non andò persa, ma fu continuata dal “cacciuttaru” che, mentre prima vendeva solo focaccine inzuppate di strutto fuso, ripiene di ricotta o caciocavallo fresco a fettine, da questa data in poi si diede, anche, a “u pani câ meusa”. Fondendo le due ricette nacque il piatto che conosciamo oggi, un panino intriso di strutto, farcito con milza, polmone e scannarozzato, la trachea, con limone o pepe, condito con caciocavallo, a listarelle sottili, o con l’aggiunta di ricotta. Qua nasce spontanea la boutade: “c’è chi la vuole schietta e chi la vuole maritata”; ma questi due aggettivi a cosa si riferiscono e, ad esempio, la vostra Patti Holmes, pur essendo schietta, la vuole maritata. Perché?

Pani ca meusa

Addentriamoci in questa che appare una sorta di “agenzia matrimoniale” con la riflessione: “E se il maritata fosse una sorta di inno al matrimonio, che vuole mostrare la vita in due  più godereccia, e la schietta, invece, il compatimento della “zitella”, anzi zingle, zitella più single?” Altra domanda: “e se le schiette fossero appassionate e le maritate più controllate?” La spiegazione, dopo queste farneticazioni, è che, in realtà, in passato veniva definita schietta quella condita solo con la ricotta, per esaltare il candore e la purezza di tale stato, mentre maritata, la più “carnale”. Oggi, a distanza di secoli, u pani câ meusa si prepara secondo la tradizione, che vi raccontiamo dettagliatamente:

“Una forchetta a due denti serve per estrarre le frattaglie fritte in un padellone inclinato in cui lo strutto è elemento fondamentale. Rapidamente scolate, sono inserite nella vastella, anch’essa calda, e per questo custodita sotto un telo. Il panino va servito in carta da pane o carta assorbente“.

E adesso unitevi con la maritata, con la schietta, sapendo che farete lo stesso un indimenticabile peccato di gola.

© Riproduzione Riservata
Tag:

Blog

di Renzo Botindari

La Cosa Giusta

Il mio mondo è pieno di individui che hanno preso le scorciatoie e che con la loro scarsa morale minano alla base giornalmente i nostri principi essendo esempio di una classe vincente

Rosso di sera

di Elio Sanfilippo

Fine del Referendum?

Il voto delle amministrative del 12 giugno, i suoi risultati, con l’esultanza dei vincitori e la delusione degli sconfitti con il carico di polemiche e di recriminazioni, ha messo in ombra fino alla sua rimozione

Fenomeno serie tv

di Michele Lombardo

Remake e Reboot: un fenomeno in crescita

Non è certo un fenomeno nuovo, ma negli ultimi anni con l'avvento delle piattaforme streaming e il conseguente aumento della produzione di serie tv, i remake e i reboot ( in italiano rifacimento e riavvio) sono diventati molto frequenti. La differenza tra i due termini è sostanziale:

In Primis la Sicilia

di Maurizio Scaglione

Vota e fai votare…. ma pensa con la tua testa

Vi ricordate quando, parliamo anni 60 e 70 , durante il periodo elettorale,  passavano per i quartieri le vecchie Fiat 600 con il megafono montato nel portabagagli sul tetto e gridavano con voce decisa, vota e fai votare Pinuccio Tal dei tali, per il tuo futuro , per il futuro dei tuoi figli, per il lavoro

Fuori dal coro

di Pietro Busetta

Il colpo di mano sull’autonomia differenziata

Subdolamente con un inserimento nella legge di bilancio sta passando l’autonomia differenziata. Si tratta di un collegato alla legge di bilancio fatto passare nella notte che sta riportando il tema dell’autonomia in corsa per essere approvato.