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Un anno scolastico monco: riflessioni di una maestra

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14 Aprile 2020

Oggi la rubrica “Il cielo di Paz” ospita una riflessione che commuove, quella di Pamela Vassallo, una maestra che ama il suo lavoro. Attraverso le sue parole ciascuno di noi potrà fare il bilancio del proprio tempo, di quello smarrito e di quello che ancora attende d’essere vissuto, lontani dalle piazze virtuali e uniti in un abbraccio che fa ascoltare il cuore nel petto dell’altro.

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Di Pamela Vassallo

Per ogni anno scolastico si fanno sempre i bilanci. Quest’anno non sto aspettando il termine delle lezioni per farlo perché le riflessioni emergono spontanee alla luce di quanto stiamo vivendo.

Insegno da ventidue anni, ma mai ho vissuto un anno scolastico monco. Sì, così lo definirei, perché è come se questa pandemia avesse tagliato braccia e gambe a idee, progetti, opportunità e momenti di crescita. Tutti elementi che sono linfa vitale per la scuola, tutti tasselli che abbiamo immaginato, ideato, costruito già dai primi di settembre, dando vita a un PTOF “su misura” per alunni e famiglie. È a loro che ci si ispira quando si progetta, quando si fanno le scelte educativo-didattiche, quando si investono risorse, tempo ed energie.

In questo Piano dell’Offerta Formativa abbiamo dato valore all’Educazione alla Legalità, alla Musica, alla Lingua Straniera. Non abbiamo trascurato l’Educazione Ambientale né quella alla Cittadinanza. Abbiamo dato spazio alla lettura e alla scrittura, allo sport e alle visite didattiche. Tutte attività finalizzate all’arricchimento culturale ed esperienziale dei nostri alunni e delle nostre alunne, da vivere in un clima accogliente e inclusivo.

Eppure è bastato un invisibile e devastante virus a paralizzare il nostro anno scolastico. Non ha più le gambe per correre verso i traguardi ambiti né le mani per plasmare quanto ideato.

Così inevitabilmente sfumano tutte le iniziative in cantiere. Il Progetto Legalità sulla figura di Pio La Torre, per esempio, e la giornata del 23 maggio in ricordo di Falcone, Borsellino e gli agenti delle scorte. Le voci bianche non possono più dare vita al coro e bianche rimangono le pagine de “Il corriere della scuola”, che tanto avrebbero avuto da raccontare. Restano desideri irrealizzati anche gli incontri con gli scrittori per l’infanzia e le uscite nel territorio. E gli esami che avrebbero dovuto sostenere gli studenti di quinta per conseguire la certificazione Cambridge sono soltanto un ambito traguardo da rimandare purtroppo al prossimo ordine di scuola.

Tuttavia l’anno non ha avuto una battuta d’arresto. Continua a vivere con la didattica a distanza, ma ha perso la vitalità che si respira nelle aule, nei corridoi, al momento dell’ingresso e durante la ricreazione. Una vitalità che è incontro, scambio di sguardi d’intesa, cooperazione e interazione tra chi insegna e chi apprende e in questo processo ad insegnare e ad apprendere sono sia i docenti sia gli studenti. Gli strumenti digitali e le tecnologie didattiche sono senza dubbio risorse indispensabili, ottimi mediatori e facilitatori dell’apprendimento; tuttavia una piattaforma, lo schermo di un pc e/o di uno smartphone, un collegamento internet mai potranno sostituire l’apprendimento attivo e i rapporti affettivi che si realizzano pienamente all’interno delle classi e che si nutrono di emozioni, empatia, sorrisi e coinvolgimento di tutti e di ciascuno.

Anche perché la “didattica a distanza” riesce veramente a coinvolgere tutti e ciascuno? Temo proprio di no. Malgrado gli sforzi dei docenti che cercano di raggiungerli con ogni mezzo, nonostante i finanziamenti del ministero per l’implementazione dei dispositivi da fornire, in comodato d’uso, a chi ne è sprovvisto, rischiano di rimanere lontani dall’apprendimento a distanza gli alunni più “fragili”, i bambini i cui genitori non hanno gli strumenti digitali o, addirittura, gli strumenti culturali per accompagnarli in questa esperienza formativa, gli studenti costretti a dividere negli stessi orari il pc di casa con i fratelli o con i genitori impegnati nello smart working. A rischio anche gli alunni stranieri, i quali, spesso, non possono contare sull’aiuto dei loro familiari poiché non hanno piena padronanza della lingua italiana.

Gli studenti rimangono, dunque, i protagonisti indiscussi di ogni anno scolastico e anche di questo tempo di cambiamenti inaspettati. Sono proprio loro a risentirne enormemente. Vivono con sofferenza il distacco dalle figure scolastiche di riferimento, dai compagni di compiti, giochi e marachelle. Vedono stravolti la loro routine e i loro ritmi di vita. Manifestano la delusione per i percorsi e i progetti andati in fumo. Questo momento storico sta offrendo anche a loro la possibilità di riflettere sull’importanza della scuola, dello stare insieme, del crescere come singoli e come comunità. Non vedono l’ora (e non soltanto loro) di ritornare sui banchi di scuola, di utilizzare l’ardesia e il gesso, desiderosi di una materna tiratina d’orecchi così come di un caloroso elogio, senza più capricci, apatia e al mal di pancia fittizi.

Quando tutti torneremo a essere vicini, a condividere spazi e tempi educativi edificanti, che sia in questo o nel prossimo anno scolastico, riprenderemo in mano la nostra scuola con ancora più entusiasmo e creatività e abbracceremo con gioia alunni, famiglie, colleghi, idee e progetti ritrovati.

E allora, pazienti e impazienti, attendiamo questo momento e, nel frattempo, Diamoci Abbracci Digitali.

 

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