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Palermo

L'accusa è di bancarotta fraudolenta

Un tesoro nascosto in Svizzera: sigilli al caseificio “Latte Puccio”, due arresti

12 febbraio 2019

Sembrava solo una delle tante immagini di aziende colpite dalla crisi, con proteste dei dipendenti davanti ai cancelli della Latte Puccio di Capaci (PA). A dicembre l’ultima manifestazione per ricevere gli stipendi arretrati. Poi le procedure di licenziamento collettivo per 12 lavoratori su 18. Oggi la pietra tombale: la Guardia di Finanza ha arrestato i due titolari, Giuseppe Valguarnera, e la compagna Caterina Di Maggio, ex amministratrice, vedova dello storico patron dell’azienda, Enzo, morto nel 2000.

L’accusa è di bancarotta fraudolenta. I due sono ora ai domiciliari. Le indagini dei finanzieri, coordinate dalla Procura, avrebbero accertato che la società che gestiva il caseificio sia stata svuotata con il trasferimento in Svizzera di un “tesoro” da 5 milioni di euro.

Complessivamente è scattato un sequestro da 15 milioni di euro (di cui, appunto, 5 all’estero). Adesso l’azienda sarà gestita da un amministratore giudiziario.

«L’ordinanza di custodia cautelare – spiegano dalla guardia di finanza – arriva al termine di indagini che hanno fatto emergere come la società proprietaria della industria casearia dichiarata fallita dal Tribunale di Palermo sia stata nel tempo completamente “svuotata”. Ciò è dipeso da una serie di scelte gestionali in palese conflitto con gli interessi della società fallita, ma utili a realizzare gli scopi personali degli amministratori.

I due imprenditori arrestati hanno, infatti, orchestrato e diretto un articolato sistema di società finalizzato ad aggirare le norme – spiegano dal nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza -. Innanzitutto, i crediti vantati dall’industria casearia nei confronti di altre persone sono stati artificiosamente svalutati, dopodiché l’azienda, il cui valore è stato stimato in circa 9 milioni di euro, è stata fittiziamente affittata ad un’altra società, così da completarne lo ‘svuotamento”.

A queste attività erano state fatte seguire, false rilevazioni contabili ed operazioni finanziarie che hanno coinvolto anche società di diritto estero, sulle quali sono state fatte confluire ingenti quantità di denaro. “La guardia di finanza – concludono i finanzieri – prosegue la propria azione a rispetto delle regole di mercato e della libera concorrenza, a tutela degli operatori economici e dei lavoratori onesti e rispettosi delle regole».

LE REAZIONI

Restiamo sconvolti dalla notizia degli arresti domiciliari alla Latte Puccio e dell’accusa di bancarotta fraudolenta con  il trasferimento di fondi in Svizzera alla luce del fatto che l’azienda aveva appena proceduto ai licenziamenti per crisi aziendale – dichiarano il segretario generale Flai Cgil Palermo Dario Fazzese e Renato Aiello, Flai Cgil Palermo –  Ne emerge una vicenda dai contorni inquietanti. Abbiamo sempre ritenuto sospetto l’improvviso crollo di commesse e di profitti di quest’azienda storica e  di punta nel panorama locale anche se il fatto poteva rientrare nel contesto di crisi economica generale”. 

L’azienda, che produce mozzarelle, il 30 novembre scorso ha aperto le procedure di licenziamento e il 3 gennaio 12 lavoratori su 18 sono stati messi alla porta. La Flai ha scritto questa mattina alla Prefettura chiedendo un intervento per la costituzione di un tavolo. “Abbiamo l’esigenza di aprire subito un’interlocuzione con l’amministratore giudiziario per garantire sia i  licenziati che i lavoratori rimasti, capire cosa sta accadendo e discutere del futuro dell’azienda – aggiungono Fazzese e Aiello – L’obiettivo è che la Latte Puccio sopravviva e riprenda a produrre. È assolutamente da evitare la chiusura di una delle poche realtà produttive rimaste nella zona. Quest’azienda fino a pochi anni fa dava lavoro a 100 dipendenti tra effettivi e stagionali”. 

I lavoratori, che a dicembre hanno organizzato dei sit-in di protesta davanti ai cancelli dello stabilimento, attendono ancora parecchie mensilità degli stipendi, hanno ricevuto in queste settimane degli acconti e c’è chi aspetta ancora 4 mesi di arretrati. Nell’azienda sono in corso gli accertamenti della Guardia di Finanza.

 

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