Una politica con troppi Capi e pochi Leader :ilSicilia.it

l'analisi di MAurizio Scaglione

Una politica con troppi Capi e pochi Leader

di
3 Novembre 2021

Sono giorni frenetici per la politica nazionale e siciliana.
Iniziano assemblee, vertici e riunioni dei partiti per discutere le migliori strategie, per non perdere posizioni e leadership nelle varie coalizioni.
Ma tutto ciò serve veramente a qualcosa?
I partecipanti a queste riunioni sono realmente quelli che decideranno con chi stare, chi eleggere e soprattutto parteciperanno alla definizione delle candidature alle prossime elezioni comunali, regionali e nazionali?
Perché, negli anni, sempre più i partiti e movimenti sono diventati riferimento di qualcuno e non di un’idea.
Si identificano totalmente nei loro leader facendone il brand vincente, la star da copertina, il testimonial di tutto e del suo contrario, superando e spesso perdendo il motivo della lotta politica e dei principi portanti del movimento stesso.
Lo abbiamo visto con i Cinquestelle. Beppe Grillo il fondatore era ed è tutt’ora l’unica icona, il vero riferimento. Gli altri ci hanno provato con un palese insuccesso. Di Maio, Crimi, Di Battista ed adesso Conte, rincalzi da panchina di serie B che quando sono entrati in campo non hanno mai beccato la palla. E le battaglie dei primi giorni ?
Onestà onestà, reddito di cittadinanza anticamera del lavoro garantito, due mandati di parlamentare e poi a casa, contratto con penale per chi cambia partito, cambiamo l’Europa o fuori e così via. Chi se ne ricorda più? L’antisistema è diventato sistema  e buonanotte ai suonatori!
I Renziani ed il Renzismo. Vi ricordate Matteo Renzi con i suoi sermoni tipo “adesso vi faccio vedere io” dal palco delle Leopolde? Anche lì dopo una decina di Leopolde il grande visionario fiorentino ha creato una squadretta di periferia con anonimi deputati e senatori che dopo un momento di gloria sono scomparsi. Rottamiamo la vecchia politica, dissero, e poi abbiamo visto chi è salito sul carro Renziano. Ricordate i nomi transitati in Sicilia tra adepti e alleati? Alla fine Renzi ed i suoi vice marescialli si sono auto rottamati e vivono nel Parco di Italia Viva da tutelare come razza in via d’estinzione. Ricordo il Matteo rivoluzionario dal palco di una delle sue prime apparizioni leopoldine dire “una persona, un voto”, e poi nacque  il Rosatellum sistema elettorale degno erede del Porcellum, entrambi peggio del Guttalax.
Non trascuriamo la Lega ad immagine, somiglianza e potere solo e unicamente di Matteo Salvini. Li è tradizione il Matteo Salvinipotere unico. Prima Umberto Bossi, adesso Matteo Salvini. Anche l’appellativo il Capitano la dice tutta. Quando vedo e sento Salvini mi viene sempre in mente Alberto Sordi nel Marchese del Grillo, che parlando da Aristocratico al suo popolo diceva dal balcone del Palazzo “Io so io e voi nun siete un cazzo”.
La Lega Nord nasce quale partito con esclusiva attenzione agli interessi della Padania poi diventa Lega con Salvini, partito con molto particolare attenzione agli interessi della Padania.
Il PD? E qui casca l’asino. Perché gli ultimi veri  leader che io ricordi sono Berlinguer e D’Alema, con Veltroni titolare ma spesso in panchina. Dopo vennero una serie di aspiranti capi, gente perbene e di buona volontà per la serie “vorrei ma non posso”. La storia insegna che la leadership non la trovi al Market sotto casa. Il Pd è rimasto un partito senza una guida forte ma con tanti colonnelli che comandano.
In verità da anni sempre gli stessi. Dario Franceschini, Andrea Orlando, Francesco Boccia, Enrico Letta. Un po’ Ministri, un po’ vice segretari o segretari, ma sempre loro, da anni, a decidere le sorti del partito.
All’opposizione contestavano tutto. Dalla legge elettorale al sistema pensionistico, dal cuneo fiscale al conflitto d’interessi .
Quando hanno governato hanno cambiato poco e niente di tutto ciò.
Un partito che storicamente ha avuto leader nati e cresciuti all’interno e di buona leadership è Fratelli D’Italia. Ricorderemo sempre il carisma di Giorgio Almirante e Pino Rauti. La gestione di Gianfranco Fini ed oggi di Giorgia Meloni.
Pochi cambiamenti e leader di lunga durata. Intendiamoci le posizioni ideologiche dal Movimento Sociale Italiano prima e di Fratelli D’Italia oggi non sono sempre condivisibili e certe intemperanze ed esasperazioni nostalgiche dovranno sempre più essere emarginate. Ma l’impianto dei principi sovranisti è rimasto tale negli anni. Hanno governato solo con Berlusconi ed in verità non possiamo ricordare particolari azioni da destra di governo. Erano minoranza di governo e come tali si comportarono.
Adesso il leader per eccellenza Silvio Berlusconi. Comunicatore, animatore, decisionista di alto livello e silvio-berlusconirivoluzionario nel suo genere e nello stile di governo. È sempre stato se stesso ed ha imposto nuovi modelli di cerimoniale. Le corna nelle foto di gruppo, le olgettine, il conflitto d’interessi e tanto altro, enormemente fuori protocollo in tutti i sensi per un uomo delle istituzioni, ma comunque una importante risorsa per l’Italia.
E non sono il solo a pensarla così se è vero che negli anni e perfino adesso i leader dei maggiori partiti di destra, centro e sinistra se lo contengono come interlocutore ed alleato.
Non è mai riuscito a far crescere un nuovo Silvio in Forza Italia, perché?
Incapacità, volontà, ego, risorse umane non all’altezza, diffidenza, interessi privati da tutelare, questo ed altro è stato detto , ma alla fine su questo ha toppato.
Un capitolo a parte meritano i leader politici siciliani.
Ma penso che negli ultimi anni pochi, pochissimi hanno seriamente dato dimostrazione di leadership.
Emanuele Macaluso, Salvatore Lauricella, Angelo Capodicasa, Calogero Mannino, Antony Barbagallo, Totó Cuffaro, Gianfranco Miccichè, Raffaele Lombardo, Nello Musumeci. Guardando a coloro che ancora sono attivi in politica, e cioè gli ultimi cinque possiamo dire che ognuno è particolare nel suo stile politico e comunicativo.
Sulle leadership la sinistra sta facendo un duro lavoro di ricostruzione. Il dopo Crocetta e la successione a Leoluca Orlando non saranno passeggiate. Due gestioni politiche che hanno lasciato una pessima eredità a chi ha l’arduo compito di dare un futuro ai progressisti. Tra le inchieste della magistratura, la gestione dell’era post Renziana, la crisi del Grillismo e la mancanza di validi ricambi c’è il nuovo corso guidato da Antony Barbagallo, neo segretario

regionale del Partito Democratico.
Altro Catanese dallo stile moderato e silenzioso. Fedele negli anni al suo partito, senza nessuna distrazione Renziana o integralismi di sinistra. Lavora ai fianchi tanto i compagni di partito anziani che non vorrebbero mollare mai e gli alleati, grillini in primis che ancora in Sicilia non hanno una guida certa e forte. Sembra lento ma ricorda il detto siciliano “Dissi lu surci a la nuci: dammi tempu chi ti perciu“. Saprà liberarsi dei vecchi carrozzoni ed essere il leader di un nuovo centro sinistra? I primi risultati sembrano incoraggianti.
Totó Cuffarovasa vasa”, immenso nella sua capacità comunicativa e relazionale. Non dimentica un volto con il suo nome e la sua storia, è un archivio vivente, alla faccia della privacy. Due cose posso rilevare tra le tante.
È stato uno dei pochi che ha saputo creare una classe dirigente: oggi tanti Cuffariani siedono in posti importanti di governo e della politica.
Con enorme dignità ha pagato il suo debito con la giustizia e si appresta a ritornare in politica consapevole che potrà essere allenatore e non giocatore. Tanti oggi prendono le distanze, vedremo quando ci sarà il momento di definire coalizioni e liste se resteranno tali oppure se queste distanze si accorceranno fino a scomparire. La politica è l’arte del compromesso, Giulio Andreotti dixit.
Gianfranco Miccichè ha sempre preferito la politica del pragmatismo e degli accordi variabili. Idee chiare sul futuro “Voglio vincere, non arrivare secondo”, se ciò comporterà l’accordo con la Lega o con il Pd poco importa. Ha il vantaggio di avere fatto per anni il venditore e la formazione mercantile aiuta ad essere pragmatici e decisionisti.
Sensibile, molto, ai desideri e alle visioni che arrivano dal mondo della Fondazione Federico II e dalla sua ristretta corte.
Spregiudicato nelle prese di posizione, dallo ‘stronzo’ detto a Salvini al recente pranzo con Renzi. È sempre il Miccichè che non ti aspetti, però dura nel tempo ed ancora ha carte importanti in mano.
Raffaele Lombardo mi ricorda una frase di Nanni Moretti. “Mi si nota di più se vado ad una festa o se sono assente?
Ecco, lo psichiatra catanese sembra assente e lontano dalla politica, dedito a difendersi nella aule del tribunale e

vivere sereno nelle sue campagne. Ma non è così!
Quando ci sono da fare elezioni, liste e coalizioni, quando ci sono incontri per definire ruoli e sottogoverni, il grande assente, direttamente con incontri riservati oppure tramite suoi generali dice la sua e come sempre ha il suo peso con risultati evidenti.
È diffidente da tutti e forse anche da se stesso, arriva al nocciolo senza fronzoli perché detesta le perdite di tempo ed ha gruppi di fedelissimi che lo rispettano. Poi sul personaggio Lombardo si è detto di tutto, che si mangia le penne o che avrebbe alcune fobie particolarmente colorite. Sarà vero o leggenda? Certo è che le stesse leggende non si creano su sconosciuti o persone irrilevanti. Una cosa mi consta personalmente, quando ci sono incontri fa dei disegni su carta spettacolari, vere opere d’arte.
Infine, ultimo, ma solo perché ha la carica di primo cittadino della Regione, Nello Musumeci.
Leader lo è eccome.
Schiena dritta, eccellente cultura, elegante nei modi, informato su tutto, idee chiare e non le cambia.
Gli rimproverano il carattere distaccato e serioso.
Fermo restando che sovente c’è poco da ridere, probabilmente non ha mai prediletto le relazioni con i vari capi partiti e partitini locali.
Musumeci è il governatore della Sicilia la regione autonoma e più importante d’Italia e quindi parla con i vertici nazionali.
Ai siciliani ortodossi può fare piacere, ma al Musumeci politico che tra un anno deve ricandidarsi è convenuto?
I suoi assessori, forse non tutti ma una buona maggioranza, lo rispettano e non lo tradirebbero mai al di là del partito di appartenenza. Ma in Assemblea Regionale, regno di Miccichè e Di Mauro, le logiche sono diverse.
Il Presidente anni fa, tanto per rimarcare la sua autonomia dai partiti tradizionali, fondo Diventerà Bellissima e grazie a questa sua intuizione divenne Governatore.
Se ha governato bene o male lo diranno gli elettori.
A lui va il merito di avere gestito il non facile post Crocetta, cinque anni di governo a guida Pd Renziano che ha lasciato una Sicilia tutta da ricostruire. Ha gestito al meglio la pandemia da Coronavirus, una disgrazia forse unica nella storia più recente.
Strettissima cerchia di fedelissimi, per lo più catanesi, guidata dall’avvocato e assessore Ruggero Razza, altra mente raffinata e di alta capacità strategica.
Ritiene un affronto che la sua ricandidatura venga messa in discussione dagli alleati e chi lo conosce bene sa che il Presidente si ricandiderà. Le truppe guidate da Razza stanno già preparando due liste, hanno avviato una non molto silenziosa campagna acquisti, hanno definito almeno due big per ognuna delle nove città capoluogo siciliane ed è pronto a spaccare il centrodestra. Da settimane gira la Sicilia senza sosta e non si fermerà fino al prossimo autunno elettorale.
Cosa ci riserva il futuro?
Sicuramente un 2022 e 2023 dove si voterà per tutto. Comunali, Regionali, Nazionali. Comunque vada cambierà il volto dell’attuale politica. Nuova composizione di Parlamento e Senato con meno posti a disposizione. Nuovi volti e nuove leadership. Penso che tanti abbiano finalmente capito che con i tecnici in politica non si vincono le elezioni e non si amministra bene. Mi piacerebbe anche una nuova legge elettorale dove ogni cittadino possa scegliere e scrivere nella scheda elettorale il nome del proprio candidato. Ed il leader dovrebbe essere quello tra i più votati tanto dai cittadini quanto dagli eletti. Oggi abbiamo troppi capi con tante corti dei miracoli che cercano candidature e strapuntini per campare e comandare.
Spero in un futuro con meno capi e più leader, senza corti e cortigiani. Un leader che crei futuri leader.
Ricordatevi, dipende soprattutto da noi che andremo a votare.

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