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Catania

Due disegni di legge fotocopia all'Ars

Università, la politica all’attacco degli studenti. Si punta al Super Ersu

di
8 Gennaio 2017

Un “super Ersu”sotto il comando di un manager, un posto nuovo di zecca con stipendio da nababbi come se non fossero già tante le postazioni con super-burocrati strapagati alla Regione siciliana. Il piano è stato tenuto nei cassetti per tre anni, ora la politica è pronto a tiralo fuori. Ma i dubbi sono tanti, a cominciare dai 170 dipendenti, gran parte ‘regionali’ in distacco nei quattro enti al momento in vita e per i quali è prevista l’applicazione del contratto degli enti locali. Insomma, il quadro parte confuso. L’obiettivo della riforma è quello di metter mano nel mondo degli Ersu, gli enti per il diritto allo studio in Sicilia. Sono quattro, uno in ogni città sede di università: Palermo, Catania, Messina ed Enna.

Servono a dare servizi agli studenti, per la verità sempre più ridotti negli ultimi tempi. Perché sempre meno sono i finanziamenti a questi enti. Fino a quattro anni fa la Regione assegnava agli Ersu circa 16 milioni di euro, dal 2012 si sono susseguiti tagli su tagli e l’anno scorso la cifra ha superato di poco i 10 milioni di euro. Soldi che gli enti utilizzano per le spese di funzionamento delle case degli studenti e per le mense. Per finanziarie le borse di studio cercano di fare il possibile, proprio perché i fondi sono pochi. Così quest’anno per la prima volta nei bandi non è stato quantificato il numero delle borse, chi vincerà andrà in graduatoria e solo quando gli enti avranno la contezza dei fondi in cassa li distribuiranno a chi avrà acquisito il diritto.

Bruno Marziano
Bruno Marziano

Il piano sugli Ersu comincerà a prendere forma la prossima settimana. Due disegni di legge fotocopia sono sul tavolo della commissione Cultura dell’Assemblea regionale siciliana, che si riunirà per esaminarli martedì e poi nuovamente il giorno seguente. Entrambi i testi sono stati depositati tre anni fa: il primo a maggio del 2013 a firma del deputato, all’epoca Udc, Nicola Leanza, deceduto due anni fa; il secondo ha come primo firmatario Giovanni Di Giacinto, a quei tempi capogruppo del ‘Il Megafono’, ora socialista. I due testi sono pressoché identici, pare che i contenuti siano stati ispirati dall’ex presidente dell’Ersu di Palermo, Antonino Bono. In comune i due provvedimenti hanno l’abolizione degli organismi di comando dei quattro enti, sostituiti con un unico grande Ersu, che si chiamerà Esdsu, con tanto di Cda e soprattutto di un direttore che avendo un ruolo su scala regionale non potrà che essere equiparato a un dirigente generale. Un’idea partorita qualche anno fa prima delle successive disposizioni nazionali recepite la scorsa estate con decreto dall’assessore regionale all’Istruzione, Bruno Marziano, in base alle quali il numero dei componenti dei Cda degli Ersu viene ridotto da 11 a tre in nome della spending review. Il decreto Marziano però finora è rimasto lettera morta. Nessun ente si è adeguato. A Palermo il Cda conta 4 componenti e proprio perché al di sotto della soglia minima non si riunisce da tempo. A Catania sono sette, a Messina sono 8, a Enna 5.

nelli-scilabra1I progetti di legge in questo momento prevedono che l’Esdsu abbia dieci componenti, mantenendo la figura del direttore nelle quattro sedi universitarie. La norma se passasse in questo modo ridurrebbe, e di molto, il peso degli studenti. Perché se è vero che viene mantenuta la Consulta degli studenti che saranno anche rappresentati nel Cda del super Ersu è anche vero che verrebbe meno uno degli aspetti considerati più democratici dagli universitari, il controllo da vicino degli enti che erogano servizi per chi studia. I due testi dovrebbero essere unificati in commissione Cultura che prima dell’esame e alle eventuali modifiche procederà alle audizioni di tutti i soggetti interessati alla riforma. Il cammino non sarà semplice, facile ipotizzare la reazione delle organizzazioni degli studenti. Già quando i ddl fecero la loro comparsa all’Ars, l’allora assessore all’Istruzione, Nelli Scilabra, alzò un muro: “Non ne se parla proprio”. Lei proveniva proprio dal mondo studentesco, ma questa è un’altra storia.

 

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