Vita morte e miracoli di un caso umano :ilSicilia.it

Una “piaga” che infesta la vita sentimentale, accentuata dall’uso delle nuove tecnologie

Vita morte e miracoli di un caso umano

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21 Giugno 2021

I sentimenti, si sa, sono un campo estremamente minato da percorrere: potremmo star qui ore intere a parlarne, e, con tutta probabilità, non saremmo in grado di venirne a capo in nessuna maniera possibile.

Eppure, riflettevo su una frase che ho letto su Facebook qualche tempo fa: “la gente era cretina anche prima dell’avvento dei Social, ma lo sapevano soltanto in famiglia!”. Adesso, partite da questa frase, applicatela alla vita sentimentale di ognuno – meglio ancora se legata, in qualche maniera, agli incontri che è possibile realizzare tramite la rete, i Social, ed i mezzi che ci vengono messi a disposizione dal Web – ed otterrete un mix pericolosamente esplosivo. Signore e Signori, ecco a voi il “caso umano”.

Il “caso umano”, quello che definiamo tale, è un essere, sia di sesso maschile che di sesso femminile, che si alza al mattino con il preciso compito di rovinarti la vita grazie al suo incontro: tu sei li, tranquillo, che stai lavorando, che vorresti urlare anche contro il puntatore del mouse, e ti arriva una notifica sul cellulare. “Piaci a qualcuno su Facebook Dating”. Per chi non lo sapesse – ne abbiamo parlato negli articoli precedenti – “Dating” è la piattaforma di Facebook che permette di incontrare persone single, “suddivise” per “parametri” – diciamo così – di nostro interesse. Ne più e ne meno come accade con qualsiasi altra applicazione per incontri online.

Torniamo alla nostra notifica: ti tremano le mani, hai il cuore a mille, non vedi l’ora che si apra l’applicazione. E ti spunta lei/lui: carina/o, sembra tutto sommato simpatica/o. Lasci perdere tutto ed inizi a parlare esordendo con il banalissimo ma mai troppo inflazionato “ciao”.

Nel giro di poco tempo parlate del più e del meno, anche del per e del diviso, e ben presto decidete di incontrarvi: la notte prima non dormi, ti giri e ti rigiri nel letto pensando a tutto quello che intendi preparare per il giorno dopo. Metto la cravatta? Nah, neanche per idea, troppo impegnato. Allora metto la maglietta con Snoopy? Ma per favore, non ho più quindici anni. E così via fino all’indomani mattina.

Ti alzi dal letto che ti sembra di aver fatto la “Liegi Bastogne Liegi” a piedi, che nemmeno ti riconosci allo specchio, ma devi essere impeccabile: corri a razzo verso il bagno, fai tutto quello che c’è da fare, ti vesti di tutto punto e pranzi, velocemente, prima di uscire. E inizi a sbraitare come se non ci fosse un domani: regolarmente, infatti, ti sei già messo la camicia bianca ma ti sei dimenticato che, a tavola, c’è la pasta con il sugo. Allora indossi improbabili “bavaglini anti macchia”, e ringrazi il cielo che quel poco di dignità che ti è rimasta è in salvo perché nessuno ti vede (anzi, per sicurezza, abbassi anche le serrande, fosse mai!)

Ti lavi, fai la pipì diecimila volte prima di uscire per via dell’emozione, e ti fiondi in macchina verso il luogo designato per l’appuntamento, arrivando anche prima, “fosse mai che non trovi parcheggio”. Passa qualche istante e vedi lei/lui: sapete, per via delle mie tante – troppe – esperienze pregresse con casi umani di ogni sorta e maniera possibile, credo di avere, ormai, una sorta di “casoumanometro” integrato, che mi fa subito comprendere se chi ho davanti tende a farmi scattare “il segnale di pericolo” o meno.

Tendenzialmente, smascherare un caso umano e riconoscerlo fin da subito è un gioco da ragazzi: ti rendi subito conto se la persona ha dei conflitti irrisolti con sé stessa o con gli altri, se questi conflitti finiranno per trasformarti in uno psicoterapeuta, se questa persona ha un carattere troppo difficile o forgiato su convinzioni personali talmente estreme da essere radicate. Ebbene: se anche solo mezza di queste affermazioni corrispondessero al vero, scappate! Fatelo subito, immediatamente!

Potrei raccontarvi di tutto e di più: potrei raccontarvi di quella volta che ho investito i miei sentimenti verso una persona che spariva completamente durante il giorno, e si giustificava dicendo che “beh, io il telefono non lo uso, che devo fare se non mi viene di cercarti?”, o di quella volta che, dopo aver portato avanti per mesi una relazione, la ragazza si scopre, improvvisamente “anaffettiva”, addirittura irritata dagli abbracci e dall’espansività, e questa cosa – guarda caso – la spinge a rendersi conto che è meglio iniziare un percorso psicoterapeutico per far pace con se stessa. Ah, e poi ci sarebbe anche quella volta in cui, dopo aver provato delle cose belle per una persona, e averle fatto una dedica alla radio, mi sono sentito rimproverato, anzi “cazziàto”, perché tutto questo era troppo, perché tutto ciò la metteva in difficoltà, la “pressava” addirittura!

Non voglio stare qui ulteriormente a tediarvi con i miei racconti, che, adesso, mi fanno davvero sorridere, ma, credetemi, sono stati davvero grande fonte di sofferenza personale: quello che so per certo è che, come dice sempre il mio fraterno amico V., “ci sono persone che nascono con una calamita per i casi umani”. Evidentemente, io devo essere tra quelle!

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