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Messina

Lo stop di Riggio si attenua, la parola al Ministero Trasporti

Welcome Mister Panchavaktra.. Crocetta non intende mollare il progetto per l’aeroporto di Messina

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11 Gennaio 2017

Dopo aver incontrato i vertici dell’Irsap e l’assessore regionale alle attività produttive, Mariella Lo Bello, l’imprenditore indiano Mahesh Panchavaktra interessato alla costruzione di un aeroporto privato nella Piana del Mela, in provincia di Messina, ha visto a Palazzo D’Orleans il presidente Rosario Crocetta. Insieme ad una delegazione dei comitati territoriali promotori è stato illustrato il progetto imprenditoriale. Panchavaktra, presidente di una Holding con sede a Nuova Delhi, è disposto ad investire 300 milioni di euro. Il presidente dell’Enac che fino a qualche giorno fa si era detto nettamente contrario, oggi corregge leggermente il tiro.

 

incontro-2Il progetto prevede la realizzazione di un aeroporto transnazionale e a basso impatto ambientale. L’area del Mela è stata considerata come punto di snodo e di sviluppo delle attività aeree, marittime e ferroviarie, integrate nel sistema del trasporto internazionale. Un hub intermodale di trasporti, passeggeri e merci, che potrebbe contribuire fortemente allo sviluppo dell’intera area metropolitana di Messina e della Sicilia. La costruzione sarebbe totalmente a carico della Holding indiana e non prevederebbe nessun onere per la Regione. Una grande opportunità per Crocetta che ha assicurato la propria collaborazione.
“La Sicilia – dice il presidente – è nella posizione ideale per potere essere una stazione di collegamento tra nord e sud Europa, tra occidente e oriente. In tale contesto, ho promosso diversi incontri con le amministrazioni locali per coinvolgere le comunità nel progetto. Per metà febbraio è prevista la firma di protocollo di intesa con la società, le comunità, gli assessorati interessati per la realizzazione dell’aeroporto, il potenziamento dell’attività portuale e del trasporto ferroviario”.

 

Si tratterebbe di un toccasana per l’economia turistica del territorio ed in particolare delle Isole Eolie, che in questo modo risolverebbero il problema dell’attuale distanza con lo scalo più vicino, quello di Catania. “Le Eolie sono raggiungibili da Catania in non meno di 3 ore”, spiega il presidente di Federalberghi Isole Eolie Christian Del Bono. “La considerevole distanza da un aeroporto importante – continua – ha da sempre rappresentato un vincolo allo sviluppo turistico e alla destagionalizzazione dei flussi verso le nostre isole. Nel corso degli anni, i contatti con i tour operator italiani e stranieri non hanno fatto altro che rafforzare tale convincimento”.

 

 Vito Riggio
Vito Riggio

Se sul piano politico l’iniziativa ha riscosso il consenso del governo regionale, sul piano burocratico c’è chi non è d’accordo. Si tratta del vertice dell’Ente nazionale aviazione civile, il siciliano Vito Riggio. Qualche giorno fa aveva commentato la notizia con un secco no. “In Sicilia non si debbono fare altri aeroporti – aveva detto – perché quelli che ci sono bastano a coprire le esigenze di tutti”. “Esiste un Piano Nazionale degli Aeroporti approvato con Decreto del Presidente della Repubblica – ha specificato successivamente – che ha avuto l’approvazione delle Regioni, compresa la Regione Siciliana, che non prevede la costruzione di nuovi aeroporti, né pubblici, né privati in Sicilia”.
La netta presa di posizione del numero uno dell’Enac era stata contestata da diversi parlamentari appartenenti a vari schieramenti. Dal vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, Angelo Attaguile, alla deputata di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana, Bernardette Grasso, dal capogruppo all’Ars di Sicilia Democratica, Giambattista Coltraro, al deputato regionale di Area Popolare, Nino Germanà.

 

Alla luce della disponibilità alla collaborazione manifestata dalla Regione Siciliana, Riggio ha sottolineato la competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. È il Ministero che deve chiedere una deroga al Piano per la costruzione dell’aeroporto nella Piana del Mela.
A questo punto, quindi, la palla passa a Roma, a quel governo nazionale che nel rilancio del Mezzogiorno aveva individuato una delle priorità della propria agenda politica.

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