18 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 12.37

Ambulanze per il salvataggio o. . . per la tortura dei pazienti

22 Giugno 2019

Miei cari Liberi Nobili, ho preso spunto per l’argomento di oggi dalla mia recente esperienza in ambulanza, come paziente. Proprio così, la vostra Wonder Dod Woman si è infortunata in uno dei suoi voli pindarici e “hiughiani” (da “hiuga”, giapp.: “rivolta verso il sole”). Stavo giocando a calcetto ed è stata una partita indimenticabile.

È accaduto tutto in fretta: per difendere la porta, mi sono buttata da un lato e, purtroppo, mi sono fratturata l’olecrano del braccio sinistro, con una fuoriuscita dell’osso. Magia del corpo: la mano deve avere colpito il terreno mentre i muscoli si sono contratti per cercare di fermare la caduta e hanno così spinto l’olecrano sull’omero, provocando la rottura dell’osso.

Non c’è da disperarsi ma occorre trovare subito la soluzione. Non potevo muovermi. I miei compagni di sport mi hanno aiutato a tenere il braccio, perché il dolore era lancinante, se provavo a cambiare posizione. Abbiamo atteso l’ambulanza, tracotanti e impazienti. Quando i miei soccorritori sono arrivati, mi hanno subito preparata, con grande empatia, al peggio: avrei sofferto molto nello spostarmi sulla barella e ancor di più sull’ambulanza, a causa delle numerose scaffe che caratterizzano le strade di Palermo.

Volevo trattenere le urla per evitare lo strazio a loro, che facevano veramente di tutto per non farmi soffrire troppo, ai miei amici, rattristati per l’incidente, ai malcapitati spettatori che erano lì per assistere alla partita nei diversi campi di calcetto, ai vari calciatori, infine, che hanno interrotto il gioco, spaventati dalle mie urla. Sui volti di tutti non c’era più il sorriso e la gioia ma era caduta un’ombra, con mio grande dispiacere!

Sono una psicologa clinica, una scrittrice, un’aforista, un’artista, una modella, una ghost writer, un’atleta e, in ogni ambito di sfogo della mia bellissima energia, il mio compito è quello di trasmettere valori, razzolare quello che predico, dare l’esempio, declinare, a qualunque costo, il codice deontologico della mia categoria professionale.

Tentavo di non urlare ma di ridere e pensare ad altro, mentre il dolore era assordante, perché uno psicologo deve essere sempre equilibrato e contenuto nel manifestare le sue emozioni al prossimo e deve dare il buon esempio.

Avendo la soluzione a portata di mano, non mi restava che aspettare che il medico, in ospedale, mettesse a posto il mio adorato arto e mi rimettesse sulla linea di partenza per una nuova gara, per altro sport. Nel frattempo, riflettevo, non avendo alcuna paralisi cerebrale ed essendo assolutamente viva, sul perché mi sia capitata questa prova di forza.

Ed ecco che è stato proprio sull’ambulanza che ho capito che dovevo scrivere un articolo sull’accaduto che potesse toccare il cuore di coloro che si occupano delle nostre strade, provando a sollecitare la loro empatia e lo studio di soluzioni tempestive per migliorare la viabilità.

Tutto ciò che accade non è un caso, come dicono i fisici quantistici, ed è molto importante che ne comprendiamo le ragioni umane, visto che quelle divine ci sfuggono. Il male non viene affatto per nuocere. Tutto va sublimato e trasformato in positivo. Io sono costretta al riposo e scrivo con una mano. Non posso sapere perché devo stare tranquilla a casa.

Forse, per scrivere e terminare i miei otto libri, ancora incompleti. Forse, per provare a smuovere il cambiamento. Forse, per lasciare tranquille le strade, visto che sono un terremoto e un vulcano, a volte, lo ammetto, pericoloso per la mia enorme carica di energia!

Il vostro pensiero sarà certamente nobile nei miei confronti (per il quale, vi ringrazio) e mi auguro che funga da buon auspicio per non subire l’operazione chirurgica giorno 25 giugno ’19. Passerò l’estate senza potere correre, pedalare, nuotare, sollevare pesi, allenarmi alle trazioni per la gara di calisthenics ma la mia mente è sempre ovunque grazie alla mia fantasia galoppante e allo spazio che ho su questo quotidiano.

C’è sempre il lato positivo! Il mio cuore è come un bicchiere sempre pieno dell’affetto e della stima di tutti. Anche i miei peggiori nemici mi pensano e mi danno tanta importanza, accrescendo la mia autostima.

Il mio pensiero va ancora a tutti quei malati e pazienti, molto più gravi di me, che urlano su quell’ambulanza che arriva per salvarli e lenire le sofferenze e va agli ingegneri e a tutti gli operatori stradali, a cui auguro buon lavoro!

Vi lascio con un aforisma che ho creato in questo frangente, sorpresa per un dono ricevuto dalla natura. Guardando attraverso i vetri della finestra ho visto, con gioia, che una delle mie piantine è fiorita! Dei bellissimi fiori rosso fragola sono spuntati proprio la notte del mio incidente e non credo affatto nel caso.

Io non sono bloccata e immobilizzata perché la vita continua, la natura rutila, ruggisce e mi sorride.

 

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