11 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 20.27

Le loro gesta furono cantate anche da Virgilio

Gli elimi, un popolo misterioso della Sicilia antica fra mito e storia

23 Settembre 2019

Più il passato è remoto rispetto a noi, più, inevitabilmente, le difficoltà nel ricostruirlo, nel portarlo alla luce, aumentano a dismisura. E non fa eccezione, l’avvincente e intricata vicenda degli elimi, popolazione che s’insediò intorno al 1000 a. C. nella Sicilia nord- occidentale. Non è un caso, infatti, che sono ancora oggi tantissimi i punti oscuri, i dubbi e le lacune circa lo sviluppo delle loro vicende e soprattutto enormi rimangono le perplessità sulle loro origini. È pur vero, d’altra parte, che i progressi effettuati dalla ricerca, grazie soprattutto agli scavi e alle scoperte archeologiche di vari siti, tra cui Segesta, Entella, Monte Finestrelle, Monte Bonifato ed Erice, hanno permesso un considerevole incremento delle conoscenze su questo misterioso popolo, avvolto da storie e tradizioni mitologiche.

A tal proposito, è bene ricordare i racconti leggendari che sono stati elaborati sull’origine degli elimi, leggende che trovano la più alta espressione letteraria nell’Eneide di Virgilio. Secondo tali tradizioni, gli elimi sarebbero i superstiti scappati da Troia dopo la distruzione della città e guidati da Enea, sarebbero approdati nella costa occidentale della Sicilia, in particolar modo nei pressi di Trapani, all’epoca probabilmente, poco più di un emporio. In seguito, addentrandosi nel territorio, avrebbero fondato le città di Erice, Entella e Segesta. Nei pressi di Trapani morirà Anchise, ma Enea, insieme ad altri suoi compagni, proseguirà il suo viaggio verso le coste del Lazio, destinato a diventare il progenitore di Roma. Questa è la leggenda.

La storia delle origini degli elimi è ben altra cosa, ed è tutt’altro che chiara. C’è ancora tanto da studiare ma si può dire che, probabilmente, essi giunsero in Sicilia nell’ambito di progressivi flussi migratori di popolazioni indoeuropee che arrivate in Italia, iniziarono ad approdare anche in Sicilia, a partire dalla più recente età del Bronzo fino all’inizio della colonizzazione greca e fenicia. Flussi migratori, da cui nasceranno tre gruppi di popolazioni: gli elimi, i siculi e i sicani. In particolar modo, gli elimi approdarono in Sicilia nei secoli intorno al 1000 a. C. inserendosi in un contesto dominato da siti arroccati e naturalmente fortificati, soprattutto nelle zone interne, la cui sopravvivenza era legata allo sfruttamento delle risorse agro- pastorali. Infatti, tra XIII e XII secolo a. C. si affermarono grandi siti protourbani in zone interne e montane, come Mokarta, nei pressi di Salemi, distrutta dagli elimi, intorno al X secolo a. C.

Inoltre, già a partire dall’VIII secolo a. C., la presenza degli elimi nella Sicilia occidentale è ben radicata, espressa da una cultura materiale dai tratti originali e dall’autonomia politica. Tant’è vero che le dinamiche manifestatesi in Sicilia occidentale furono ben differenti rispetto a quelle realizzatesi nel resto dell’Isola, infatti, gli elimi riuscirono a conservare la propria indipendenza sia dai fenici- punici sia dai greci, cosa che invece siculi e sicani non riuscirono a fare, venendo,i primi velocemente assoggettati dall’incontenibile espansione siracusana verso l’interno,  mentre i secondi riuscirono a conservare una limitata autonomia, per poi perderla definitivamente nel V secolo a. C. di fronte alla penetrazione di rodesi e cretesi. Quindi, in sostanza, non si venne a creare un rapporto gerarchico, di assoggettamento tra indigeni e colonizzatori, come invece avvenne in Sicilia Orientale e Centrale, ma, al contrario, la convivenza tra cartaginesi, greci ed elimi ad ovest si concretizzò in un rapporto di conflittualità irrisolta, terminata soltanto con la conquista romana.

Ma come mai gli elimi, a differenza di siculi e sicani, riuscirono a conservare la propria autonomia? Intanto, perché ad occidente vi erano due gruppi di colonizzatori, fenici- cartaginesi e greci, e questa doppia presenza determinò una pressione minore sugli elimi. Infatti, il contrasto greco- punico vedeva contrapposte a sud Selinunte contro Mozia, a nord Imera contro Panormo, per cui, queste due frontiere catalizzavano gran parte delle attenzioni e delle energie di entrambe le parti, rendendo più difficile l’espansione verso l’interno. In questo modo, gli elimi ne uscivano rafforzati e anche se, molte volte, furono in conflitto con i greci (ricordiamo, per esempio, le continue guerre tra Selinunte e Segesta), grazie a questo contesto riuscirono a resistere e a prosperare. Inoltre, gli elimi, riuscirono a crearsi una forte identità, elemento che gli permetterà di non avere un atteggiamento remissivo nei confronti dei popoli colonizzatori e di mantenere, così, l’egemonia su buona parte del proprio territorio, ampliando i siti più importanti strategicamente e meglio difendibili, come Erice, Entella e Segesta e abbandonando quelli più difficilmente controllabili.

Con la conquista romana gli elimi perderanno la propria originalità culturale, espressa, per esempio, dalle anse sopraelevate a protome antropo e zoomorfa, ma manterranno una certa autonomia politica, stringendo un’alleanza con Roma sulla base della comune origine troiana.

Una storia affascinante, quella degli elimi, che ci fa riflettere sulla complessità e dinamicità di un mondo che, in apparenza, sembrerebbe più statico. Un mondo, quello della Sicilia occidentale, che prima dell’arrivo romano era animato da ben tre civiltà differenti. Elimi, greci e cartaginesi che si scontravano ma s’incontravano anche tra loro come dimostra, per esempio, il tempio di Segesta, dove è evidente l’influenza greca o il ritrovamento in vari siti elimi di ceramiche e ornamenti fenicie, come quelli in ambra e pasta vitrea. Un groviglio di civiltà e culture che, sin dall’antichità, hanno reso la Sicilia perla del Mediterraneo.

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