23 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento alle 17.53
Palermo

Nell'Isola un terzo dei giovani tra 15-24 anni (il 31,9%) non studia né lavora.

La Sicilia la regione più povera in assoluto. Diminuisce anche la ”speranza di vita”

2 Febbraio 2018

La Sicilia è, in Europa, la regione con il più alto tasso di persone a rischio povertà: il 41,8%.

Nell’Isola un terzo dei giovani tra 15-24 anni (il 31,9%) non studia né lavora (Neet).

Inoltre, una bimba nata in Sicilia, nel 2016, ha una speranza di vita di due-tre anni in meno rispetto una bambina nata altrove, anche, rispetto al nord Italia: 83,8 anni a Palermo, 86,3 a Trento.

Sono i dati di una ricerca sull’attuazione in Sicilia del Sia, Sostegno all’inclusione attiva, la misura contro la povertà adottata nel 2016 e che, da quest’anno, ha ceduto il passo al Rei, Reddito d’inclusione. Quest’ultimo è figlio del confronto tra Governo nazionale e Alleanza contro la povertà, la rete che nel paese collega 37 tra associazioni, sindacati, enti e movimenti del terzo settore.

Ne è scaturito un memorandum firmato congiuntamente, la prima volta di un documento Governo-associazioni per le politiche socioassistenziali, che il 14 aprile di un anno fa ha gettato le basi del decreto delegato che dal primo gennaio ha reso operativo il Rei.

La ricerca è stata illustrata da Liliana Leone, direttrice del Cevas, il centro di studi sulle politiche pubbliche con sede a Roma, che in Sicilia ha coinvolto 47 distretti sociosanitari su 55 scegliendo Palermo come il luogo di uno degli otto studi di casi svolti in Italia.

L’indagine rileva che “l’incidenza della povertà relativa in Sicilia nel 2015 è quasi cinque volte più elevata che nel nord Italia“, tradotto numericamente si parla del 25,3% contro il 5,4%.

Ciononostante, informa il report, in Sicilia, che ha una popolazione pari al 29% del totale nazionale, operano il 21% degli assistenti sociali attivi nel Paese. E a Palermo il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni, nel 2015, è “tra i più bassi d’Italia“. Inoltre, mostra anche un pesante gap di genere: si attesta, infatti, al 50% per gli uomini ma si ferma al 26,5% per le donne.

Nel capoluogo siciliano, si legge ancora nel report, “gli stranieri nel 2015 rappresentano il 3,9% della popolazione residente e l’incidenza più elevata tra le otto circoscrizioni si registra nella prima, ossia quella che comprende i quartieri Tribunali-Castellammare, palazzo Reale, monte di Pietà, con oltre un cittadino su cinque“.

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