image1Al governo Renzi, i messinesi,  non possono non riconoscere il merito di aver riaperto con convinzione il dossier “Ponte sullo Stretto”. Adesso il timore è che la battuta d’arresto del percorso riformatore, rappresentata dalla sconfitta referendaria e dalle successive dimissioni del Governo, possa archiviare definitivamente il progetto.

Riparlare di Ponte, ci ha permesso di riflettere sulle mancate occasioni di sviluppo che le regioni meridionali d’Italia hanno sofferto nella attesa vana che la realizzazione di opere infrastrutturali nel territorio potessero modernizzarle, mentre in realtà il Sud, si è invece sempre più irrimediabilmente allontanato dal resto del Paese.

Noi riteniamo che il Ponte oggi, anche per chi in passato lo ha avversato per ragioni sociali, economiche, tecniche e ambientali, debba considerarsi come l’ultima speranza per lo sviluppo del nostro territorio, soprattutto se il tema viene inquadrato nella giusta prospettiva: il “progetto ponte” come snodo indispensabile per configurare la Sicilia quale piattaforma logistica principale del Mediterraneo, grazie alla realizzazione del sistema di trasporto ferroviario veloce, il famoso corridoio   “Berlino Palermo”.

Un collegamento ferroviario efficiente tra il porto di Augusta e Berlino, ad esempio, consentirebbe di veicolare le merci provenienti da Oriente attraverso il canale di Suez, più rapidamente rispetto ai sette giorni, necessari oggi, per raggiungere il cuore del Continente, sbarcando nei porti del nord.

La vera posta in gioco è basata sulla possibilità del nostro sistema logistico di competere con i sistemi logistici nordeuropei, come il porto di Rotterdam, che grazie ai 13 milioni di Teus movimentati dà lavoro a circa 90.000 persone e incassa circa 23 miliardi di Euro.

Per intenderci, anche intercettare meno della metà di questo flusso, rappresenterebbe, per noi un introito IVA per più di 2 miliardi l’anno che ci consentirebbe di pagare il Ponte e le opere accessorie in poco più di tre anni.

E’ evidente che questo è solo un aspetto meramente economico, mirato a considerare la sostenibilità economica dell’opera solo se inserita in un complesso sistema di sviluppo sinergico che deve considerare le piattaforme d’interscambio modale e gli stessi sistemi di movimentazione interna, ma il sistema di interscambio migliorerebbe l’attrazione turistica e l’appetibilità imprenditoriale della Sicilia.

Questo sistema reticolare, consentirebbe, infine, di restituire centralità culturale e commerciale al versante meridionale del mar Mediterraneo, oggi relegato a luogo di drammi e tragedie umanitarie.

In tutto questo, una parte della città di Messina, a nostro parere minoritaria, con in testa il sindaco Accorinti, rimane ancorata ad una posizione retrograda di opposizione al progetto.

L’opera certamente potrebbe rappresentare un “fastidio” per i messinesi e per l’ambiente, nel corso della sua realizzazione, ma sarebbe anche l’occasione per trovare le risorse per dare ordine e decoro a tutto il tessuto urbano che oggi appare degradato da una gestione politica lassista e priva di alcuno spunto programmatico. Inoltre grazie all’impiego di manodopera locale, oltreché all’indotto tecnico e scientifico, si beneficerebbe di un decennio aureo che potrebbe consentire la rinascita sociale ed economica di tutta l’area dello Stretto.