19 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 22.34
Trapani

Tra gli imputati il boss Mariano Saracino e Vincenzo Artale

Si apre processo ai boss del Golfo. Antiracket fuori dalle parti civili

16 Dicembre 2016

Svolta parti civili al Tribunale di Trapani in occasione dell’apertura del procedimento sorto dall’operazione antimafia Cemento del Golfo eseguita dai carabinieri di Trapani tra Alcamo e Castellammare del Golfo. Nell’inchiesta furono coinvolte 5 persone, tra cui il boss di Castellammare del Golfo, Mariano Saracino di 69 anni e l’imprenditore antiracket Vincenzo Artale (in foto) di 64 anni, originario di Alcamo. Proprio ieri il Tribunale, presieduto dal giudice Angelo Pellino, ha deciso di rigettare la richiesta di costituzione di parte civile delle associazioni antiracket di Trapani e “Paolo Borsellino” di Marsala. Ammessa l’associazione Castello Libero, rappresentata dall’avvocato Domenico Grassa, legale di fiducia di Libera. “L’associazione Castello Libero dal 2009 conduce delle attività nell’intera zona del golfo, collabora con Libera – continua Grassa – e al termine di una valutazione interna abbiamo ritenuto opportuno presentare una sola richiesta di costituzione come parte lesa”. 

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Artale

Il processo si svolge nell’aula bunker. Cinque gli imputati, oltre ad Artale, noto per alcune denunce contro gli esattori del pizzo, e Saracino, già condannato per essere ritenuto il tesoriere della cosca di Matteo Messina Denaro, ci sono Vito Turriciano, di 70 anni, Vito e Martino Badalucco, di 59 e 35 anni. Le accuse sono di associazione per delinquere di stampo mafioso, danneggiamento, intestazione fittizia di beni, frode nelle pubbliche forniture e furto. La liason Saracino-Artale avrebbre alterato l’intero ciclo di produzione del calcestruzzo attraverso minacce e violenze, acquisendo appalti pubblici come il rifacimento di un tratto stradale dell’Anas e forniture in cantieri privati. Saracino negli scorsi anni ha subito il sequestro di beni per 45 milioni e – secondo l’ordinanza di arresto firmata dal gip del tribunale di Palermo Nicola Aiello – “avrebbe continuato a fare impresa gestendo occultamente la Sp Carburanti srl, intestata ad una coppia di prestanome”.

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